mercoledì 23 marzo 2022
Storia di un divorzio
Traduco in Napoletano una spiegazione della guerra in Ucraina, che, a quanto pare, è apparsa su un giornale cinese.
Un ringraziamento a Flavio, a Gealapu e a Elisabeta per la segnalazione dell'articolo e per la traduzione in Italiano.
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Cchiù ‘e vint’anne fa, ll’Ucraina se spartette d’a mugliera (‘a Russia). E tenite a mente che ‘a chillu matrimmonio già erano nate criature.
‘A mugliera (‘a Russia) êva lassato a’o marito ‘nu sacco ‘e denare e ll’ êva pavato pure ‘e diebbete ca isso êva fatto: 200 miliarde ‘e dollare.
Doppo ca s’erano spartute, ‘o marito abbiaje a fa ‘o zezo c’a cchiù bucchinara d’o quartiere (USA) e a stà appriesso a ‘n’ata vrancata ‘e zoccole (UE, NATO).
A praticà gentarella ‘e chella fatta, isso accuminciaje a piglià pe’ bbono sulo chello ca diceveno lloro e, appriesso a lloro, se mettette a scassà ‘o cazzo all’ex mugliera.
Ma non ce fuje verzo.
‘A cchiù bucchinara d’o quartiere, ‘na vota fattele appiccicà bbuono e mmeglio, abbabbiaje l’ommo pe’ se piglià ‘e denare ‘e ll’ex-mugliera. ‘O facette giurà ‘ncagne ‘e ‘nu sacco ‘e riale: arme, uniforme, e ata rrobba p’a guerra, ma tutta peruta.
L’ommo, credennose aiutato ‘a ‘na femmena seria, accuminciaje a sfruculià all’ex-mugliera e a fà ‘o rattuso.
‘A pacienza d’a signora fernette e, assieme a ‘na sora d’a soja ca se chiammava Bielorussia, partette a‘o cuntrattacco pe’ mettere a’o ssicuro ddoje d’e criature lloro, Donetsk e Lugansk.
A chillu punto, l’ex-marito cu tutta ‘a bella cumpagnia soja ‘e zoccole (UE, NATO), si sbremmeniaje ‘e paura. Accussì, ‘a cchiù bucchinara d’o quartiere (USA) penzaje bbuono ‘e levà mano e lassaje l’ommo, isso sulo a ss’a vedé cu ll’ex-mugliera.
Accussì, ‘a femmena si pigliaje ‘e figlie suoje, e mettette a’o ssicuro lloro e pure ‘e denare.
Adoppo ‘sta spiegazzione, me piacesse ca almeno ‘e Napolitane tenessero a mente chello ca sta succedenno llabbascio.
lunedì 21 marzo 2022
Nessuno sdegno per le parole oltraggiose di questo guitto?
Discorso del presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelensky alla Knesset
Egregio Signor Presidente, membri della Knesset.
Caro Primo Ministro Bennet, grazie mille per il vostro sostegno.
Cari membri del governo dello Stato di Israele, tutti i presenti, ospiti, popolo di Israele!
Le comunità ucraina e quella ebraica sono sempre state e, ne sono certo, sempre saranno molto intrecciate, molto vicine. Vivranno sempre fianco a fianco. E proveranno insieme gioia e dolore.
Ecco perché voglio ricordarvi ora le parole di una grande donna di Kiev, che di certo conoscerete molto bene. Parole di Golda Meir. Sono molto famose e tutti le hanno ascoltate. A quanto pare, ogni ebreo. Anche molti, molti ucraini. E certamente non meno i russi. "Vogliamo vivere. I nostri vicini vogliono vederci morti. Ciò non lascia molto spazio a compromessi".
Non ho bisogno di convincervi di quanto siano intrecciate le nostre storie. Storie di ucraini ed ebrei. In passato, e ora, in questo periodo terribile. Siamo in paesi diversi e in condizioni completamente diverse. Ma la minaccia è la stessa: sia per noi che per voi - la totale cancellazione delle persone, dello stato, della cultura. E anche dei nomi: Ucraina, Israele.
Voglio che voi sappiate tutto. Voglio che pensiate a questa data: il 24 febbraio. L'inizio di questa invasione. L'invasione russa dell'Ucraina. 24 febbraio - questo giorno è passato due volte alla storia. Ed entrambe le volte - come una tragedia. Una tragedia per gli ucraini, per gli ebrei, per l'Europa, per il mondo.
Il 24 febbraio 1920 fu fondato il Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori di Germania (NSDAP). Un partito che ha falciato milioni di vite. Distrutte intere nazioni. Ha tentato di cancellare popoli.
102 anni dopo, il 24 febbraio, è stato emesso l'ordine criminoso di dare inizio all'invasione russa su vasta scala dell'Ucraina. Un'invasione, che ha causato migliaia di vittime, ha lasciato milioni di senzatetto. Li ha resi esuli, sulla loro terra e nei paesi vicini. In Polonia, Slovacchia, Romania, Germania, Repubblica Ceca, Stati baltici e dozzine di paesi diversi.
La nostra gente ora è sparpagliata in giro per il mondo. In cerca di sicurezza. In cerca di un modo per vivere in pace. Come avete fatto anche voi un tempo.
Questa invasione russa dell'Ucraina non è solo un'operazione militare, come sostiene Mosca. Questa è una guerra vile e su larga scala volta a distruggere il nostro popolo. La distruzione dei nostri figli, delle nostre famiglie. Del nostro stato. Delle nostre città. Delle nostre comunità. Della nostra cultura. E di tutto ciò che rende gli ucraini ucraini. Tutto ciò è quello che le truppe russe stanno adesso distruggendo. Consapevolmente. Davanti al mondo intero.
Ecco perché ho diritto a questo parallelo e a questo confronto. La nostra storia e la vostra storia. La nostra guerra per la sua sopravvivenza e la seconda guerra mondiale.
Ascoltate cosa dice il Cremlino. Basta semplicemente ascoltare! Ci sono anche gli stessi termini, gli stessi che suonavano allora. E questa è una tragedia. Quando il partito nazista andò in Europa per distruggere tutto. Distruggere tutti. Voleva conquistare i popoli. E non lasciare niente per noi, niente per voi. Neanche un nome, una traccia. L'hanno definita "soluzione finale alla questione ebraica". Ve lo ricordate? E sono sicuro che non dimenticherete mai!
Ma ascoltate quello che dicono ora a Mosca. Ascoltate come si ripetono queste stesse parole: "Soluzione finale". Ma in relazione, per così dire, a noi, alla “questione ucraina”.
E lo strombazzano apertamente. Questa è una tragedia. E vi dico di più: è stato detto in un incontro a Mosca. È disponibile sui siti ufficiali. Questo è stato citato dalla stampa di stato russa. Mosca dice così: senza la guerra contro di noi, non sarebbero in grado di fornire una "soluzione finale" apparentemente per la propria sicurezza. Proprio come si diceva 80 anni fa.
Popolo d'Israele!
Hai visto come i missili russi hanno colpito Kiev, Babyn Yar. Sai cosa c'è sotto quella terra? Vi sono sepolte più di 100.000 vittime dell'Olocausto. Ci sono antichi cimiteri di Kiev. C'è un cimitero ebraico. I missili russi hanno colpito lì.
Popolo d'Israele!
Il primo giorno di questa guerra, i proiettili russi hanno colpito la nostra città di Uman. Una città visitata ogni anno da decine di migliaia di israeliani. Per un pellegrinaggio alla tomba di Tzaddik Nachman. Cosa resterà di tutti questi posti in Ucraina dopo questa terribile guerra?
Sono certo che ogni parola del mio appello nei vostri cuori risuonerà di dolore. Perché sapete sentire quello di cui sto parlando. Ma potete spiegarmi perché dobbiamo ancora rivolgerci al mondo intero, a molti paesi per chiedere aiuto? Ci rivolgiamo a voi per un aiuto... Anche per elementari visti...
Cos'è? Indifferenza? Calcolo? O la mediazione - non voler scegliere da che parte stare? Lascio a voi la risposta a questa domanda. E voglio far notare una sola cosa: l'indifferenza uccide.
Calcoli: spesso sono sbagliati. E la mediazione può essere tra stati. Ma non tra il bene e il male.
Tutti in Israele sanno che la vostra difesa missilistica è la migliore. La più potente. Tutti sanno che le vostre arma è forte. Tutti sanno che siete molto bravi. Sapete come difendere i vostri interessi statali, gli interessi del vostro popolo. E potete sicuramente aiutarci a proteggere le nostre vite, le vite degli ucraini, le vite degli ebrei ucraini.
Mi chiedo da molto tempo perché non possiamo ottenere armi da voi. O perché Israele non ha imposto forti sanzioni contro la Russia. Perché non fate pressione sugli affari russi. Ma la risposta spetta ancora a voi, cari fratelli e sorelle. E dovete vivere con questa risposta, popolo d'Israele.
Gli ucraini fecero la loro scelta, 80 anni fa. Salvammo gli ebrei. E quindi fra di noi ci sono i giusti del mondo.
Popolo di Israele, adesso la scelta tocca a voi.
Grazie!
Grazie di tutto.
(segue testo in lingua originale)
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Промова Президента України Володимира Зеленського у Кнесеті
Шановний пане Спікере, члени Кнесету.
Шановний пане Прем'єр-міністре Беннет, дуже дякую за підтримку.
Шановні члени Уряду Держави Ізраїль, всі присутні, гості, народе Ізраїлю!
Українська та єврейська громади завжди були і, я впевнений, будуть дуже переплетеними, дуже близькими. Завжди житимуть поряд. І відчуватимуть разом і радість, і біль.
Тому я хочу вам зараз нагадати слова однієї великої киянки, яку ви дуже добре знаєте. Слова Голди Меїр. Вони дуже відомі, їх чули усі. Мабуть, кожен єврей. Багато-багато українців також. І точно не менше – росіян. «Ми хочемо жити. Наші сусіди хочуть бачити нас мертвими. Це залишає не дуже багато простору для компромісу».
Мені не треба вас переконувати, наскільки переплелися наші історії. Історії українців та євреїв. В минулому, і зараз, у цей страшний час. Ми в різних державах, і абсолютно в різних умовах. Але загроза одна: і у нас, і у вас, - тотальне знищення народу, держави, культури. І навіть імені: України, Ізраїлю.
Я хочу, щоб ви відчули все це. Я хочу, щоб ви задумались про цю дату. Про 24 лютого. Про початок цього вторгнення. Вторгнення Росії в Україну. 24 лютого – цей день двічі увійшов в історію. І обидва рази – як трагедія. Трагедія для українців, для євреїв, для Європи, для світу.
24 лютого 1920 року була заснована Націонал-соціалістична робітнича партія Німеччини - НСДАП. Партія, яка забрала мільйони життів. Знищила цілі країни. Намагалась вбити народи.
Через 102 роки – так само 24 лютого – був відданий злочинний наказ про початок повномасштабного вторгнення російських військ в Україну. Вторгнення, яке забрало вже тисячі життів, мільйони людей залишило без дому. Зробило їх вигнанцями. На своїй землі та в сусідніх країнах. У Польщі, Словаччині, Румунії, Німеччині, Чехії, у Балтійських держав та ще у десятках різних країн світу.
Наші люди зараз розкидані світом. Вони шукають безпеку. Шукають, як лишитись у мирі. Як колись шукали і ви.
Це вторгнення Росії в Україну – не просто військова операція, як це подають у Москві. Це масштабна і підла війна, направлена назнищення нашого народу. Знищення наших дітей, наших сімей. Нашої держави. Наших міст. Наших громад. Нашої культури. І усього, що робить українців українцями. Усього того, що російські війська зараз руйнують. Свідомо. На очах усього світу.
Саме тому я маю право на цю паралель і на це порівняння. Нашої історії і вашої історії. Нашої війни за своє виживання і Другої світової війни.
Послухайте, що каже Кремль. Просто послухайте! Там звучать навіть терміни – такі, які звучали тоді. І це трагедія. Коли нацистська партія йшла Європою і хотіли знищити все. Знищити всіх. Хотіла підкорити народи. І не залишити від нас, від вас нічого. І навіть імені, і сліду. Вони називали це «остаточним рішенням єврейського питання». Ви памʼятаєте це. І впевнений – ніколи не забудете!
Але почуйте, що звучить зараз в Москві. Почуйте, як там кажуть знову ці слова: «Остаточне рішення». Але вже по відношенню, так би мовити, до нас, до «українського питання».
Це прозвучало відкрито. Це трагедія. Ще раз говорю, це прозвучало на нараді в Москві. Це доступно на офіційних сайтах. Це цитувалося удержавній пресі Росії. Москва так і говорить: без війни проти нас вони не змогли би забезпечити «остаточне рішення» нібито для своєї безпеки. Так само, як це говорили 80 років тому.
Народе Ізраїлю!
Ти бачив, як російські ракети вдарили по Київу, по Бабиному Яру. Ти знаєш, що це за земля. Там поховані більше ста тисяч жертв Голокосту. Там давні київські кладовища. Там єврейське кладовище. Туди вдарили російські ракети.
Народе Ізраїлю!
У перший же день цієї війни російські снаряди вдарили по нашому місту Умань. По місту, яке відвідують десятки тисяч ізраїльтян щороку. Для паломництва на могилу цадика Нахмана. Що залишиться від всіх таких місць в Україні після цієї страшної війни?
Я впевнений, що кожне слово мого звернення у ваших серцях відгукується болем. Бо ви відчуваєте, про що я говорю. Але чи можете ви пояснити, чому ми і досі звертаємось до всього світу, до багатьох країн по допомогу? До вас звертаємось про допомогу... Навіть про елементарні візи...
Що це? Байдужість? Розрахунок? Або посередництво – без обрання сторони? Я залишу вам вибір відповіді на це запитання. І зауважу лише одне – байдужість вбиває. Розрахунки – вони часто помилкові. А посередництво може бути між державами. Але не між добром і злом.
Кожен в Ізраїлі знає, що ваша протиракетна оборона – вона найкраща. Вона потужна. Кожен знає, що ваша зброя – сильна. Кожен знає, що ви молодці. Ви умієте відстоювати свої державні інтереси, інтереси свого народу. І ви точно можете допомогти нам захистити наше життя, життя українців, життя українських євреїв.
Можна довго запитувати, чому ми не можемо отримати від вас зброю. Або чому Ізраїль не ввів потужні санкції проти Росії. Чому не тисне на російський бізнес. Але відповідь все одно обирати вам, шановні брати і сестри. І вам з цією відповіддю потім жити, народе Ізраїлю.
Українці зробили свій вибір. 80 років тому. Рятували євреїв. І тому серед нас є праведники народів світу.
Народе Ізраїлю, тепер – і у вас є такий вибір.
Дякую вам!
Дякую за все.
venerdì 11 marzo 2022
Quando USA , Canada e Ucraina insieme votarono contro
3 novembre 2015 21 Stati presentano all'ONU la risoluzione A/C.3/70/L.59 finalizzata a: "combattere la glorificazione del nazismo, del neonazismo e di altre pratiche che contribuiscono ad alimentare le forme contemporanee di razzismo, discriminazione razziale, xenofobia e relativa intolleranza."
Fatevi qualche domanda.
sabato 5 marzo 2022
Chi è Volodymyr Zelenskij?
L'INFANZIA
giovedì 3 marzo 2022
Marrani napoletani d'oggi
Nel 1541 tutti gli ebrei, in massima parte sefarditi, dovettero lasciare il regno di Napoli a seguito del decreto definitivo di espulsione. Restarono solo i convertiti, che venivano detti marranos, cristãos-novo, o conversos.
A oggi, sono trascorsi
481 anni da quella triste data, ma i quasi cinque secoli trascorsi non hanno
cancellato l'impronta giudaica in un'infinità di persone, sia in chi è
consapevole delle proprie radici, sia in chi le ignora del tutto.
Per gioco, voglio disegnare in pochi tratti cinque tipi di marrani del Terzo
Millennio.
1. SILVIA
Silvia è una donna minuta, sotto il metro e sessanta, nasuta e molto vanitosa.
Il detto "altezza, metà bellezza" per lei diventa "bellezza,
metà altezza".
A conferma di ciò, tira in ballo molti esempi, a partire da Marylin che certo
alta non era... o la bellissima Scarlett Johansson che, come Silvia non arriva
al metro e sessanta.
Ciò che conta per Silvia, è essere perennemente al passo coi tempi, non farsi
trovare mai impreparata al nuovo, soprattutto non invecchiare mai. Per non
invecchiare, si sa, servono i soldi. I soldi non danno la felicità, ma non
averne rende infelici. Perciò, meglio averne di più e spenderli bene. E cosa di
meglio c'è che spenderli per sé? Nulla. Soprattutto se a lavorare c'è qualcun
altro che li guadagna per te.
Le ideologie, le dottrine, ma anche i valori, vecchi o nuovi che siano, sono
tutte cose inutili, noiose e fugaci. Invecchiano prima di dare frutti. E spesso
i loro frutti marciscono subito. Meglio le certezze come soldi, casa, famiglia
e, perché no, pettegolezzi.
Dio? Chi lo sa... Se esiste, di sicuro non se la prenderà se battezzo e faccio
fare la comunione ai miei figli. Tanto, male non fa.
Israele? Sì, il fatto che qualche antenato venisse da lì non mi cambia la vita
più di tanto… ma resta comunque un posto stretto e scomodo, da cui ci si può
spostare solo in aereo. E poi, sono zotici, polemici e anche un po’ cafoni. A
Tel Aviv la gente esce di casa con le infradito, a Gerusalemme ci sono i bigotti.
Non fa per me. Preferisco Parigi, preferisco andarci con la mia bella macchina
dotata di un capiente bagagliaio e mio marito al volante che si diverte a
guidare.
Personaggio ebraico di riferimento: Scarlett Johansson.
2. PIETRO
Pietro è basso e ha gli occhiali. Il fatto di avere gli occhiali non guasta, solo
che a lui piacerebbe essere alto. Ma è impossibile diventare alti se si è
bassi. Perciò, visto che alto non può diventare, cerca almeno di diventare
muscoloso.
Così dedica parte del suo tempo alla ginnastica, finché allo specchio del
bagno, quello che fa vedere solo metà del corpo, la parte superiore diventa da
super-eroe.
Gli interessi di Pietro vanno dall'Hi-Tech alla veterinaria, passando per la
psicoanalisi. E nella psicoanalisi si fermano molto a lungo. Passa gli anni del
liceo a leggere e rileggere le opere di Freud. In seguito, approda ai deliri di
Wilhelm Reich.
E questo gli fa capire quanto sia indispensabile avere uno strizzacervelli. Ci
va. Non gli piace. Cambia strizzacervelli finché non trova un’avvenente dottoressa
che soddisfa la sua autostima. Spende un capitale in terapie che gli fanno
schizzare alle stelle la fiducia nel suo fascino.
Tenta approcci con diverse donne, quasi tutti fallimentari. Quando finalmente
non viene friendzonato, o scaricato al primo appuntamento, trova una brava
ragazza, paziente e discreta. Però lui va in crisi perché avverte la sua
presenza come un ingombro asfissiante e costante, fisicamente troppo esteso,
con fianchi larghi, seno, odore e profumo, voce, assorbenti
nell'indifferenziata. Si accorge di non tollerare la sua onnipresenza nella sua
vita. Così arriva presto alla rottura e prende dei gatti. Questi son
ancora più ingombranti e puzzano pure, ma lui non ne avverte il fastidio.
Dio? non esiste. Gli ebrei? fanatici. Israele? uno stato abusivo che ha rubato
la terra ai pacifici contadini palestinesi. A quelli che gli fanno notare che
potrebbe avere legami con l’ebraismo risponde in malo modo, nega, si oppone con
tutte le sue forze. “Non ho niente a che fare con quei cazzi di ebrei!”
Personaggio ebraico di riferimento: Woody Allen.
3. FLAVIO
Flavio è sempre stato strano, fin da bambino, a cominciare dai capelli che sono attaccati molto in alto sulla fronte, asimmetrici, disordinati, pieni di vertigini spesso doloranti e con riflessi rossi.
Puoi fargli di tutto, lui sorride. Se esageri, ti avvisa che non devi esagerare. Se continui a esagerare, lui ti colpisce. E viene incolpato perché si vede solo la sua reazione e non cosa l’ha provocata.
Quando ti colpisce, non ti ucciderebbe mai, ma desidera la tua morte. E lo ripete fra sé o solo nella mente: "muori!". Questo, perché sa che le parole sono importantissime, tant'è che si narra che il creato sia nato dalle parole divine.
Lui racconta sempre tutto. Si ubriaca delle sue stesse parole. Racconta i sogni che fa, le cose che pensa, le idee che gli vengono, le fantasie e le paure.
Sa che con le parole si può fare pace e si possono scatenare guerre. Con le parole si può combattere contro le ingiustizie. Con le parole si può testimoniare e mantenere la memoria. Con le parole si possono far conoscere i nonni ai figli che non li hanno visti.
E poi, con le parole, cosa più importante: si può far ridere!
Dio? Bho? se c'è mi fa proprio piacere. Se fossi in lui sarei contento di non essere disturbato da preghiere e richieste. Perciò lo rispetto e cerco di non dover ricorrere a lui. Israele? Troppo buono coi nemici, gli sorride. Se esagerano, li avvisa che non devono esagerare. Quelli continuano a esagerare, e Israele li colpisce e viene incolpato perché si vede solo la sua reazione e non cosa l’ha provocata.
Personaggio ebraico di riferimento: Gioele Dix.
4. ARNALDO
Arnaldo ha capito che se fai un sacco di soldi
puoi permetterti di essere anche generoso. Altrimenti sei condannato a fare l’avaro,
il pidocchioso. E ha anche capito che per fare molti soldi devi fare in modo
che, prima di tutto, tu senta il bisogno di quei soldi, altrimenti ti sentirai
demotivato e non ti dedicherai a fare soldi, perdendo tempo a trastullarti
appresso a hobby, passioni, o donne.
Allora, la prima mossa da fare è trattarsi bene, non accontentarsi mai di poco,
ma puntare in alto. Spendere più del dovuto e poi si vede come appararsi.
"Scrupoli morali" è un'espressione che a lui dà la nausea. Nessuno è
diventato qualcuno facendosi schiavizzare da catene invisibili come gli
scrupoli morali. Questo non vuol dire diventare criminali, ma se serve
schiacciare qualcuno senza finire in galera o rischiare vendetta, perché
astenersi? Lo schiacciato si risolleverà e avrà imparato qualcosa dalla
lezione. Insomma, un giorno dovrebbe pure ringraziarlo!
Dio? È un business che non
m'interessa. Israele? Un buon esempio di resilienza e di kutspà, di cazzimma
come si dice a Napoli. Ma neanche me ne frega più di tanto. Non ci andrei mai a
vivere.
Personaggio ebraico di riferimento: Soros.
5. AMALIA
Amalia soffre di empatia cronica. Sta male anche se vede una
mosca agonizzante. Raccoglierebbe tutti i randagi del mondo e li ospiterebbe a
casa sua, non dormirebbe la notte per farli stare a loro agio.
Anche il suo uomo è un randagio raccolto per strada, un bisognoso da soccorrere,
un malato a cui fare da crocerossina.
Sa che l’Inquisizione è lontana, che treni per Auschwitz grazie al cielo non
partono più. Ma l’idea di avere anche una goccia di sangue giudeo la spaventa.
Da un lato, le piacerebbe esserne orgogliosa, se non avesse paura l’ostenterebbe,
ma la cosa la costringerebbe a dover affrontare la reazione del mondo attorno, del
suo uomo, dei parenti, degli amici, dei vicini di casa. Meglio evitare, anche
perché non è sicuro. E poi non significa niente, sarebbe una forma di razzismo…
Dio? Speriamo che esista davvero!
Personaggio ebraico di riferimento: Anna Frank.
sabato 14 agosto 2021
Elvira e Riccardo
Di noi si sa poco, a volte nulla. Al massimo si sa quello che di noi hanno raccontato i sopravvissuti. Ma noi stessi non abbiamo potuto mai raccontare i nostri pensieri, il nostro dolore.
Mi presento: mi chiamo Elvira, diciassette anni appena compiuti ed ero la Principessa dalla Chioma d’Oro del mio povero Babbo. Di lui ho perso traccia da subito, già fuori al portone di casa. E anche di Mammina lo stesso.
Genitori amati… Massimo e Rebecca, dove siete!
Adesso conto i miei respiri, in un orrore che non avrei mai immaginato neanche lontanamente potesse esistere sulla faccia della terra.
Mi manca l’aria, sono giorni che siamo qui ammassati come rifiuti, come pattume, in un vagone bestiame sigillato da cui non è possibile neanche gettarsi sulle rotaie per morire.
Eppure mi par ieri l’altro che prendevo ogni mattina la littorina insieme a Teresa, la mia compagna di banco, amica del cuore. Bellissima, Teresa. Fossi stata un giovinotto, di certo le avrei fatto il filo senza darle tregua. Ma buon sangue non mente: quando incontrai per la prima volta suo fratello maggiore ebbi un tuffo al cuore, mi si strozzò il respiro alla sua vista. Lui però neanche mi vide, ai suoi occhi ero solo una minuta mocciosa pallida, trasparente. Loro invece sono bruni, chioma corvina brillante, sopracciglia folte di quelle che conferiscono bontà allo sguardo. Come quelle di Babbo.
Quando Teresa scioglie i capelli è uno spettacolo unico, le arrivano al fondoschiena, con rispetto parlando. “Come mia nonna sarda”, puntualizza ogni volta.
Ma ogni medaglia ha il suo rovescio. Un giorno mi confidò che lei, di nascosto di sua madre, almeno una volta al mese con una pinzetta tirava via i baffetti e sfoltiva le sopracciglia che tendevano a unirsi conferendole, a suo dire, un’aria da deficiente. La mamma non voleva e diceva che per ogni pelo tirato per vanità, il demonio ne avrebbe fatti crescere tre per punizione.
Io non credo al diavolo e non ho mai creduto neanche a dio. Lassù non c’è nessuno che comanda, ci siamo solo noi, librati nell’infinito.
Insieme a Teresa, ho preso la littorina fino al giorno in cui è cominciata la fine: il Babbo, persona sempre garbata con un ottimo impiego, gli fanno: “Siamo spiacenti, ma sono ordini superiori…” ed è bastato questo per ritrovarsi senza lavoro e senza più nulla. “Del resto, come nascondervi, con il vostro cognome inequivocabile?”
Sì, inequivocabile. Anche se per Teresa, sin dalla prima media, era voce del verbo levare: “Vile Elvi, ti Levi!?” ed io puntualmente le mollavo uno sganascione amichevole.
Ora accanto a me scorgo un giovinotto che, prima di finire qui, doveva essere avvenente e di molto! Respiro da giorni solo puzzo di orina, feci e sudore. Anche io l’ho fatta sotto e me ne vergogno. Ma mi faccio coraggio e mi avvicino a lui. Ha gli occhi buoni di mio padre.
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Sono Riccardo, ho venticinque anni, mi ero laureato e avevo da poco cominciato a lavorare. Ora sono qui e non vedo l’ora che tutto questo finisca al più presto. Nell’angolo in fondo a sinistra, in mezzo a decine di nostri corpi ammassati c’è un amico di famiglia, un distinto signore ridotto pelle e ossa. Prega ininterrottamente. Il suono dolcissimo della nostra lingua più antica per me è l’unico conforto. Sarà difficile che da questa trappola la sua preghiera possa raggiungere l’Altissimo.
Al centro della vettura, invece, finalmente ha chiuso bocca un essere viscido che non ha fatto altro che puntare il dito accusatorio. “Se siamo qui, è per colpa di quelli di noi che hanno sempre mantenuto le distanze, che non si sono mai voluti integrare, altezzosi e pieni di sé, avari…”
E’ andato avanti per ore. Lo avrei ucciso con le mie mani. Non abbiamo più nulla da perdere, ma almeno la dignità no, quella non me la può negare nessuno.
Mentre sono assorto in questi pensieri lugubri, mi volto ed è come se all’improvviso il sole fosse entrato qui dentro. Sudata, coi capelli arruffati, mi sorride con gli occhi e mi dona quella vita che sentivo sfuggirmi.
- Mi scusi, signore, potrei poggiare un poco la testa sulla sua spalla?
- Signorina, ne sono onorato, non ha nulla di cui scusarsi. Siamo in questa situazione…
-Lei ha gli occhi buoni del mio Babbo…
E gli occhi le diventano lucidi. Sono celesti, forse verdi. Di certo anche i suoi sono occhi buoni.
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Non so quanti giorni sono passati ancora. Appena arrivati a destinazione, ci hanno fatti scendere separando donne e uomini. A un tratto, un ufficiale tedesco mi afferra per il braccio e, con un sorriso glaciale, mi invita a seguirlo. Mi porta in uno stretto sgabuzzino e lì compie violenza carnale sul mio corpo. Da quel momento non mi è importato più di nulla. Sanguinavo. Mi hanno fatta denudare, mi hanno rasato i capelli e per tuto quel tempo io non vedevo l’ora che finisse.
Nella doccia, ho visto il mio corpo accasciarsi per terra insieme a centinaia di altri corpi. Poi qualcuno lo ha caricato su di una carriola ammassandolo su altri corpi ancora. Intanto mi libravo in alto nel cielo insieme a mille e altre mille mie compagne di sventura. Finalmente era finita!
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Appena arrivati a destinazione, ci hanno fatti scendere separando donne e uomini. A un tratto, un ufficiale tedesco mi afferra per il braccio e, con un sorriso glaciale, mi invita a seguirlo. Io mi libero dalla presa e gli urlo con tutta la voce che ho in gola “Iss Scheißkartoffeln!”, mangiapatate di merda. Lui mi pianta un proiettile dritto in mezzo agli occhi.
D’improvviso ero leggero, mi libravo in alto nel cielo insieme a mille e altri mille miei compagni di sventura. Finalmente era finita!
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Milano, 11 agosto 2014. Ora di punta in metropolitana. Sono in piedi e mi sorreggo a stento. Troppa ansia: è il mio primo colloquio di lavoro. Sono già zuppa di sudore. Dal navigatore sul telefono non riesco a capire se mi conviene scendere alla prossima o alla successiva. Magari sarà meglio chiedere. Abbasso lo sguardo sui passeggeri seduti e c’è un uomo anziano con un quotidiano spaparanzato anche sulle gambe del suo vicino. “MARGINE PROTETTIVO”, leggo in grassetto. A volte è necessario averne uno, ma spesso io opterei piuttosto per MARGINE AGGRESSIVO perché è sempre meglio prevenire. Infatti, schiaccio apposta il piede di uno che si stava avvicinando troppo alle mie chiappe e non me la contava giusta.
Mi decido, scegliendo un ragazzo dallo sguardo paterno: “Scusi…”
E chiedendogli l’informazione non posso fare a meno di pensare al video che mamma mi ha girato stamattina, quello di Totò a Milano “per andare dove vogliamo andare, per dove dobbiamo andare?”
Lui mi dice di seguirlo. Ok, tanto non potrà farmi a pezzi in mezzo a tanta gente.
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Lunedì 11 agosto 2014. Caldo da morire. Vorrei essere già a mare, ma mi tocca Milano, almeno per un altro paio di settimane. Per ora schiatto, poi si vedrà. Non ho nemmeno con chi andare. Coi miei stavolta no, ma per davvero. Sennò finisco come Robertino.
Qui a Milano resisterò al massimo per un anno, poi devo assolutamente farmi trasferire in un piccolo centro, magari nelle Marche che mi piacciono.
Sento uno sguardo sul collo. Mi volto ed è come se all’improvviso il sole fosse entrato qui dentro. Sudata, coi capelli arruffati, mi sorride con gli occhi e mi dona quella vita che sentivo sfuggirmi. Già l’ho vista da qualche parte. Sicuro. Mi rivolge la parola e mi sento un imbecille.
“Può seguirmi, se lo ritiene opportuno. Lavoro in quello stesso edificio.”
Acconsente e, tornati in superficie, finalmente posso farle la domanda che ho in mente dal primo istante.
- Prende spesso questa linea, vero?
- No, veramente è la prima volta che prendo la metro a Milano.
- Ah… - mi sento un coglione – Eppure avrei giurato di averla già vista.
- Avrò una sosia.
Dalla stazione all’ufficio saranno al massimo 500-600 metri. Il nostro sembra uno scambio di dati su fibra ottica. Quando ci salutiamo, mi sento come ubriaco. Di lei so praticamente l’indice di tutto ciò che ci si può raccontare e altrettanto lei di me. Ci scambiamo i numeri.
- Mi chiamo Rebecca.
- Io Massimo.
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1° agosto 2021
Siamo in macchina da un paio di ore. Mi piace guidare in autostrada, mi rilassa. Le Marche sono alle spalle. Primi 200 chilometri percorsi. Ce ne restano altri 520 circa. Tacco dello Stivale, arriviamo!
Rebecca ha reclinato un po’ il sediolino e ha socchiuso gli occhi.
Dietro, Riccardo, 5 anni, è il più giovane DJ da viaggio, col suo bluetooth e la canzone dello Zecchino d’Oro scritta da Simone Cristicchi.
La piccola Elvira come suo solito fa l’appiccicosa e vuole poggiarsi addosso a lui.
- Vile Elvi, ti levi!?, fa lui.
Al che Rebecca comincia a ridere a crepapelle, fino alle lacrime.
Poi piange, ma piange davvero.
I bambini allungano le manine per consolarla.
- Che succede?
- Non lo so... piango di felicità.


