Se Alessandro Siani e Maurizio Crozza facessero uno spettacolino come questo, il giorno stesso ci sarebbe un finimondo di articoli di Nirenstein, di Ferretti, di Fait e compagnia bella.
L'intera comunità ebraica italiana sarebbe in subbuglio.
Invece pare che molti di loro adorino questo immondo antisemita.
3 novembre 2015
21 Stati presentano all'ONU la risoluzione A/C.3/70/L.59 finalizzata a:
"combattere la glorificazione del nazismo, del neonazismo e di altre pratiche che contribuiscono ad alimentare le forme contemporanee di razzismo, discriminazione razziale, xenofobia e relativa intolleranza."
Il 19 novembre, l'esito del voto fu il seguente:
A FAVORE: 126 (fra cui Israele)
CONTRARI: 4 (USA, Canada, Palau, Ucraina)
ASTENUTI: 53 (tra cui l'intera Unione Europea)
Fatevi qualche domanda.
Ecco come si può spalare fango su Israele anche parlando di formaggio. In questo pseudo-articolo si dà la notizia che il Parmigiano Reggiano da oggi in poi avrà anche la certificazione di kasherut, ossia sarà conforme alle regole alimentari ebraiche. Questo fatto, che dovrebbe essere considerato come una garanzia in più, viene presentato invece come una sorta di adulterazione per sottostare alla leggi del marcato globale. All'Expo omaggio al Padiglione Israeliano
Il Parmigiano Reggiano si inginocchia ad Israele: da oggi è kosher
Se vi va di leggere questa schifezza a firma Antonio Rispoli, piena di strafalcioni e numeri a cacchio, andate qui:
Se invece volete leggere il carteggio fra un lettore e il "giornalista", leggete qui di seguito.
----- Original Message ----- From: Fulvio Del
Deo To: a.rispoli@julienews.it Sent: Wednesday, October 28, 2015 5:39 PM Subject: Parmigiano
kasher. Gentile signor
Rispoli.
In riferimento a questo articolo: http://www.julienews.it/notizia/cultura-e-tempo-libero/il-parmigiano-reggiano-si-inginocchia-ad-israele-da-oggi--kosher/357143_cultura-e-tempo-libero_8.html E' così gentile da volermi spiegare perché secondo
lei "un altro pezzo della tradizione italiana è stato rovinato"? Mi viene il
dubbio che lei non sa affatto cosa voglia dire "kasher" e quale differenza
questa cosa comporti nella lavorazione di un alimento, altrimenti non l'avrebbe
presentata come una sorta di adulterazione, alla quale anche uno dei nostri
prodotti tipici è stato costretto a sottostare per assecondare la leggi del
marcato globale, bensì per quello che realmente è: una cosa che costituisce una
garanzia in più. Sicuramente anche lei ha già mangiato moltissimi prodotti
kasher, senza neanche rendersene conto, sgranocchiando wafer o patatine, oppure
gustando un bel piatto di spaghetti. Ha mai mangiato la pasta Divella magari
con i pelati Muttio o Cirio? Dia un'occhiata al pacchetto della pasta Divella,
in un angolo c'è una K: K sta per kasher. Si sente male adesso? In attesa di
una sua gentile risposta, le porgo i miei più cordiali saluti. Fulvio Del
Deo -------------------------------------------------------------------------------- -----
Original Message ----- From: Antonio Rispoli To: Fulvio Del Deo
Sent: Thursday, October 29, 2015 8:35 PM Subject: Re: Parmigiano
kasher. Ho mangiato più di una volta prodotti kosher:
quando sono invitato a casa di amici non ho l'abitudine di protestare per la
cena, se non è assolutamente immangiabile. E hanno un sapore pessimo. I prodotti
che elenca per esempio non li uso. Che ci vuol fare? Si vede che ho un palato
diverso dal
suo...
-------------------------------------------------------------------------------- -----
Original Message ----- From: Fulvio Del Deo To: Antonio Rispoli
Sent: Friday, October 30, 2015 2:28 PM Subject: Re: Parmigiano
kasher. Gentile
signore.
Da quanto scrive, mi conferma di non avere chiara una questione di
fondo: il fatto che il Parmigiano sia kasher non ne altera il gusto,
semplicemente è sottoposto all'approvazione di un rabbino, il quale verifica che
non vi siano elementi impuri nella sua lavorazione. Il risultato è un Parmigiano
dal gusto del tutto identico al solito, non tema. Anzi, lo assaggi. Se vuole,
può anche fare una prova: acquistare un pacco di pasta Divella e verificare di
persona che non è diversa della altre paste di media qualità. Per quanto
riguarda i suoi amici che cucinano kasher, molto probabilmente sono soltanto dei
pessimi cuochi. Cordiali
saluti -------------------------------------------------------------------------------- -----
Original Message ----- From: Antonio Rispoli To: Fulvio Del Deo
Sent: Saturday, October 31, 2015 10:07 AM Subject: Re: Parmigiano
kasher. Vedo che lei è completamente a digiuno di alcuni
dettagli. Perché ci sia l'approvazione di un rabbino ci sono degli "impegni" da
rispettare nella filiera di produzione.
La pasta Divella l'ho comprata un
paio di volte: decisamente pessima. Poco sapore, non si amalgama con il
contorno.
-------------------------------------------------------------------------------- -----
Original Message ----- From: Fulvio Del Deo To: Antonio Rispoli
Sent: Saturday, October 31, 2015 12:41 PM Subject: Re: Parmigiano
kasher. Gentile signore.
Sicché io sarei
"a digiuno di alcuni dettagli". Molto interessante. Le chiedo di svelarmeli, per
cortesia. Soprattutto vorrei capire quali sarebbero gli "impegni da rispettare
nella filiera di produzione" che, nello specifico, pregiudicherebbero la qualità
del Parmigiano Reggiano. Per quanto concerne la pasta Divella, le ho parlato
di quella perché è quella che porta più in evidenza il marchio Kasher. Tenga
presente che anche tantissime altre paste sono kasher: De Cecco, La Molisana,
Antonio Amato, Del Verde, Barilla, Agnesi, Ghigi ecc. Le fanno schifo tutte?
E' sicuro di aver cucinate bene? Ha aspettato che bollisse l'acqua prima di
calare la pasta nella pentola? Sa com'è, leggendo che vuole amalgamarla al
contorno, mi viene il dubbio che lei sia all'oscuro della basi più elementari
della gastronomia: nella cucina italiana la pasta costituisce un primo piatto,
mentre il contorno accompagna i secondi. Cordiali saluti -------------------------------------------------------------------------------- ----- Original Message ----- From:Antonio
Rispoli To:Fulvio Del
Deo Sent: Sunday, November 01, 2015 8:42
AM Subject: Re:
Parmigiano kasher. Direi che
non c'è bisogno di rispondere. La sua maleducazione risponde da
sola -------------------------------------------------------------------------------- ----- Original Message -----
From:Fulvio Del Deo
To:Antonio
Rispoli
Sent: Sunday, November 01, 2015 3:16
PM
Subject: Re: Parmigiano
kasher. Gentile signore
Usa sempre
questa risposta quando è a corto di argomenti? Sappia che non ha alcun
diritto d'insultare un lettore che le chiede ragguagli sugli strafalcioni da lei
scritti su di una testata giornalistica. Sottoporrò al mio legale questo
nostro carteggio e lo renderò pubblico, essendo mio sacrosanto diritto
salvaguardare la mia dignità dai suoi insulti gratuiti.
Ho avuto molta pazienza a leggere
le sue risposte oltraggiose nei confronti degli ebrei e nei confronti della mia
personale intelligenza. Credeva forse che io bevessi le sue fandonie riguardo
le sue fantasiose amicizie con ebrei? Non credo proprio che esistano ebrei
disposti ad esserle amico, visto e considerato l'odio che lei nutre nei
confronti di tale etnia, come ampiamente documentato dai suoi articoli che già
più di una volta hanno richiamato l'attenzione del Consiglio di Disciplina
dell'Ordine dei Giornalisti.
La saluto come finora ho fatto per buona
educazione, cosa di cui lei invece non ha mai sentito la
necessità.
Un palestinese di Rafah ha chiamato sua figlia nata lunedì 21 ottobre 2015 SAKIN AL-QUDS, "Coltello Al-Quds ", (AlQuds è Gerusalemme in Arabo). Le autorità comunali si sono congratulate con lui. La fotografia del certificato di nascita della piccina è stata pubblicata online con molto orgoglio da suo padre, il quale sicuramente si augura che la piccina da grande possa uccidere il maggior numero di ebrei possibile.
Coltello Al-Quds in Arabo si scrive così:
سكين القدس
Chi non ci crede può andare a verificare con google translator.
Qui ho evidenziato il nome Coltello Al-Quds sul certificato di nascita emesso dal comune di Rafah, "Stato di Palestina".
I sostenitori di "palestina libera" sappiano che questo accade nella "palestina libera" e non in un "territorio occupato dai sionisti".
E sappiano che, quando gridano questo slogan, è proprio questo incubo che stanno invocando.
L'odio per l'ebreo, latente o manifesto che sia, è talmente radicato e condiviso al punto che spesso può assumere una funzione socializzante.
Più di una volta mi è capitato che una persona appena conosciuta mi offrisse tale odio come fattore accomunante.
Parlando di fatti di attualità, un tizio di sinistra, una brava persona che ancora non mi conosceva, mi disse candidamente «Quelli poi [gli Israeliani] sono ebrei... e gli Ebrei sono un popolo di merda», con la certezza di trovarmi pienamente d'accordo con lui.
Immaginate il suo stupore quando gli chiesi altrettanto candidamente «Perché?»
Cominciò a balbettare, totalmente in crisi. Evidentemente non aveva mai incontrato nessuno che avesse reagito così.
Venne fuori poi che lui non aveva nulla contro gli Ebrei e che gli unici che aveva conosciuto (una famiglia presso cui aveva lavorato per l'assistenza a una figlia inabile) avevano lasciato in lui un bellissimo ricordo.
La propaganda è in grado di trasformare anche le persone più pacifiche, mosse dai migliori sentimenti, in strane e mostruose creature, inconsapevoli strumenti del Male.
Capita così che ancora oggi ci si ritrova davanti qualcuno che ci dice: «Be', ma la sproporzione è evidente: si tratta di pietre contro carri armati». Superfluo dire che si riferisce ai soliti "poveri palestinesi" oppressi dai kattivissimi sionisti.
E allora che si fa? Come sempre ci si arma di santa pazienza, ci si rimbocca le maniche mentali e si comincia col chiarire che il paragone fra la pietra e il carro armato è la conferma del fatto che basta molto poco per distruggere, mentre è decisamente più difficile e impegnativo proteggere.
Per uccidere basta un sasso.
Per proteggere la vita ci vuole ben altro!
«Israele ha l'esercito meglio armato del mondo». Meno male! E si sono dotati anche di una barriera difensiva elettronica lungo tutto il confine e di sistemi di difesa computerizzati satellitari che intercettano i missili frantumandoli in aria, in modo che a terra cadano solo dei rottami e non esplodano sulla popolazione civile.
A onor del vero, bisogna dire che quella delle pietre e dei "razzi dimostrativi" è solo un leggenda ben architettata dalla propaganda. I terroristi palestinesi dispongono di un vero e proprio arsenale di guerra, fornitogli di volta in volta dai loro alleati. Ma questo è solo un particolare, ciò che conta davvero è il proposito che li muove.
Anche un misero coltello da cucina può bastare. Quello che fa la differenza è la determinazione nel seminare la morte; determinazione che di certo non mancherà a chi ha subito il lavaggio del cervello fin dalla nascita, al punto da augurarsi perfino la propria morte, se ciò permetterà di togliere la vita al nemico. In tal caso non c'è nulla da sminuire, né esiste possibilità di fare paragoni. Nemmeno i carri armati riescono a contrastare un odio così sordo e cieco, indirizzato a caso verso persone sconosciute, di cui non importa né il sesso né l'età: l'unica cosa che conta è che rappresentino quel nemico, che un imperativo morale impone di cancellare dalla faccia della terra.
Adele Biton, una "colona sionista".
L'incantevole bimba in foto è Adele Biton. Ieri è morta di polmonite dopo due anni di sofferenze causate di uno di quei lanci di pietre palestinesi, ritenuti tutt'oggi innocui dei nostrani seguaci della "causa palestinese".
Adele in braccio alla mamma Adva.
Giovedì 14 marzo 2013 la trentaduenne Adva Biton viaggiava verso casa con le sue tre figlie, quando un sasso colpisce un finestrino della sua auto, facendole perdere il controllo.
L'effetto di quelle pietre considerate "innocue" dai credenti palestinisti.
Muawiya Qabha, un esperto paramedico arabo israeliano, volle precipitarsi sul posto per prestare soccorso, nonostante non fosse in servizio. Per lui la cosa che più contava era salvare la vita a quella piccola: «Come arabo, mi ha fatto male sapere che erano arabi quelli che avevano scagliato le pietre, causando l'incidente». Pronta la risposta della madre di Adele: «La tua origine non ha nulla a che fare con tutto ciò. Degli arabi hanno gettato le pietre ma tu, che anche sei arabo, le hai salvato la vita. Senza la tua abilità, lei non sarebbe sopravvissuta.»
La piccola Adele intubata.
In seguito l'infermiere Muawiya Qabha è stato ospite d'onore in una grande festa presso l'insediamento ebraico di Yakir, dove era presente anche il Primo Ministro Beniamin Natanyahu.
+
«Dedichiamo questo evento al ristabilimento di Adele
e a Muawiya che l'ha salvata, augurandoci che possa salvare ancora tante altre vite»
Muawiya Qabha appartiene a quel quarto dei cittadini israeliani che è di etnia araba (per la maggior parte musulmani): nessuno di loro prenderebbe mai la cittadinanza di uno stato arabo, men che meno di un eventuale Stato Palestinese.
Adele non ce l'ha fatta.
Ieri, la brutta notizia.
Mi rivolgo al mondo che non vede e non vuole vedere, al mondo che ancora vuole sminuire mettendo a confronto le pietre con i carri armati: siamo pochi, siamo una minoranza; fra Ebrei con passaporto o senza, ebrei di religione o di etnia, cripto-giudei o semplici filo-sionisti, saremo al massimo (volendo essere ottimisti) 25 milioni su 7 miliardi e più di abitanti di questo pianeta. Ma sappiate che nessuno di noi è disposto a dimenticare neanche per un istante, neanche uno degli EBREI che il vostro cinismo sta ancora mandando a morte.
Ma vi rendete conto di che grande scoperta ha fatto l'ONU!
Leggete qua cosa dice un grande espertone:
Renate Winter, esperto del Comitato Onu autore del rapporto, afferma che vi sono poi “altri tipi di violenze inflitte ai bambini” ovvero “vengono usati come soldati e condizionati fino al punto da convincerli a diventare attentatori suicidi”.