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sabato 17 maggio 2025

Gush Katif 2005 - un insolito esodo di Ferragosto

A quasi venti anni di distanza, ripropongo un mio scritto del 12 agosto 2005 su quel triste evento che fu il ritiro completo di Israele dagli ultimi insediamenti nella Striscia di Gaza. Ricordo che molti erano entusiasti e parlavano di una "grande concessione" che avrebbe "spianato la via della pace".

Per me, l'unica motivazione plausibile a una simile manovra, sarebbe stata l'imminenza di un attacco militare energico da parte di Israele. Ma avvenne giusto il contrario, come facilmente prevedibile.

Quelli che all'epoca mi additavano come pessimista e uccello del malaugurio, oggi devono riconoscere che è andata anche peggio delle mie previsioni: lanci quotidiani di missili contro Israele, oggetti incendiari, droni e, infine, il pogrom del 7 ottobre 2023, con oltre 1200 morti e 250 rapiti.

Buona lettura

......................................

Il 15 agosto inizierà lo smantellamento degli insediamenti israeliani nella striscia di Gaza.


antico mosaico ebraico rinvenuto nella Stirscia di Gaza


8.000 persone dovranno sloggiare.
In cambio, che cosa si otterrà?

Per ora, sappiamo che circa 10.000 Palestinesi hanno già cominciato a festeggiare, celebrando il fatto come una vittoria della resistenza contro l'occupazione. Su alcuni striscioni si può leggere a chiare lettere come essi considerano il ritiro:

«Il popolo palestinese ha liberato la sua terra»
«Il popolo palestinese costruisce il suo stato»
«Oggi a Gaza, domani a Gerusalemme».
(fonte: Israelnetz Nachrichten, 4 agosto 2005 - New York Sun, 9 agosto 2005)


Per accontentare l'Autorità Palestinese, le case saranno abbattute, i campi abbandonati. 

Che fine faranno quelle piante? Che fine faranno quelle persone? E dove andranno a lavorare quegli israeliani e quegli arabi che adesso lavorano lì fianco a fianco?

È un prezzo altissimo.  

In cambio, che cosa si otterrà?

E nel caso non si ottenesse nulla, qual sarà la penale imposta alla controparte?

 


 

"Se coloro che criticano Israele hanno ragione, il ritiro da Gaza non farà altro che migliorare gli atteggiamenti dei palestinesi nei confronti dello Stato ebraico (...) Ma io preconizzo un esito ben differente. Visto che circa l'80% dei palestinesi continua a non voler riconoscere la reale esistenza di Israele, i segnali di debolezza mostrati dallo Stato ebraico, come l'imminente ritiro da Gaza, provocheranno piuttosto un intensificarsi dell'irredentismo palestinese.
Acquisendo il loro nuovo dono senza mostrare un briciolo di gratitudine, i palestinesi concentreranno la loro attenzione su quei territori che gli israeliani non hanno evacuato.
Domenica, Jamal Abu Samhadaneh, leader dei Comitati per la Resistenza Popolare di Gaza, ha annunciato quanto segue: "Trasferiremo le nostre cellule in Cisgiordania" ed ha ammonito che "Il ritiro non sarà completo senza la Cisgiordania e Gerusalemme". Ahmed Qurei dell'Autorità palestinese asserisce altresì: "La nostra marcia si fermerà solo a Gerusalemme".

(fonte: New York Sun, 9 agosto 2005 - dall'archivio di Daniel Pipes)
 

Verranno trasferiti anche i morti, altrimenti le tombe sarebbero profanate all'istante. Non è una buona premessa, questa.


reperto archeologico rinvenuto nella Striscia di Gaza,
raffigurante una Menorah, candelabro simbolo del popolo ebraico

 

In cambio, che cosa si otterrà?
La pace?

 
La PACE è un bene d'inestimabile valore, per il quale nessun prezzo sarebbe alto.

 
 
Vorrei tanto credere che si otterrà la pace. Vorrei crederci fin nel profondo dell'anima; ma non ci riesco.

Nella nostra vita apparentemente non cambierà nulla. Intanto, degli Ebrei saranno deportati, perché i Palestinesi non vogliono Ebrei nel loro futuro Stato.

In cambio, che cosa si otterrà? A Gush Katif verrà ancora raccolta la frutta, come dice il suo nome, o diventerà "Sahb al Qunbula", Signore della Bomba?



"Gli Emirati Arabi Uniti costruiranno una città per i palestinesi sul luogo delle colonie israeliane che saranno demolite nella striscia di Gaza dopo il ritiro. Lo ha riferito ieri la stampa di Dubai, secondo cui la città sarà un dono dell'Emiro Khalifa bin Zayed al popolo palestinese «per alleviare le sue sofferenze e moltiplicare le possibilità di alloggio all'interno della striscia. Sarà il primo progetto a essere realizzato nelle aree liberate di Gaza». Il nuovo centro urbano si chiamerà Khalifa bin Zayed City, in onore dello sceicco, e costerà almeno cento milioni di dollari. Non si conosce ancora l'ubicazione della città, che, una volta ultimata, dovrebbe ospitare dalle 30 alle 40mila persone."
(Il Giornale, 26 luglio 2005)


Di Gush Katif rimarranno le foto, i filmati, le rovine e i ricordi: una cosa che succede spesso agli Ebrei. In cambio, che cosa si otterrà?

L'unica certezza è che 8000 Ebrei saranno deportati, perché i capi Palestinesi non vogliono Ebrei nel loro futuro Stato. Già nel 1948, dopo la proclamazione dello Stato d'Israele, 930.000 Ebrei furono scacciati da tutti i paesi arabi. 

Viene in mente Hitler: anche lui non voleva Ebrei nel suo Stato.  

"La popolazione locale non vuole avere a che fare con Ebrei"

 

Ma chi sono questi Palestinesi, cui riserviamo sempre un trattamento di favore nonostante abbiano infestato il pianeta coi peggiori terroristi, tra i quali anche il capo di Al Qaeda in Iraq, Al Zarqawi? 






12 AGOSTO 2005
 

 

 


venerdì 17 novembre 2023

Meditate che questo è stato

Pubblico qui uno dei numerosi video girati dai carnefici palestinesi il 7 ottobre 2023.
Le immagini sono volutamente in seguito sofcate.


 


Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

 

giovedì 9 novembre 2023

Al fianco dei massacratori di Ebrei, come sciacalli i giornalisti CNN, NYT, AP

Il 7 ottobre, i terroristi di Hamas non sono stati gli unici a documentare i crimini di guerra commessi durante la loro furia mortale nel sud di Israele. Alcune delle loro atrocità sono state catturate da fotoreporter con sede a Gaza che lavorano per le agenzie di stampa Associated Press e Reuters, la cui presenza mattutina nell’area di confine violata solleva serie questioni etiche.

Cosa ci facevano lì così presto in quello che normalmente sarebbe stato un tranquillo sabato mattina? È stato coordinato con Hamas? Le rispettabili agenzie di stampa che hanno pubblicato le loro foto hanno approvato la loro presenza in territorio nemico insieme agli infiltrati terroristici? I fotoreporter che lavorano come freelance per altri media, come la CNN e il New York Times, hanno informato questi organi di stampa? A giudicare dalle immagini del linciaggio, del rapimento e dell’assalto al kibbutz israeliano, sembra che il confine sia stato violato non solo fisicamente, ma anche giornalisticamente.

AP: Fotoreporter o infiltrati?

Quattro nomi compaiono sui crediti fotografici di AP dall'area di confine tra Israele e Gaza il 7 ottobre: ​​Hassan Eslaiah, Yousef Masoud, Ali Mahmud e Hatem Ali.

Eslaiah, un libero professionista che lavora anche per la CNN , è entrato in Israele, ha scattato foto di un carro armato israeliano in fiamme e poi ha fotografato gli infiltrati che entravano nel Kibbutz Kfar Azza.

 



HonestReporting ha ottenuto gli screenshot dei tweet di Eslaiah su X, ora rimossi, in cui si documentava in piedi davanti al carro armato israeliano. Non indossava né un giubbotto stampa né un casco, e la didascalia araba del suo tweet diceva: “In diretta dall’interno degli insediamenti della Striscia di Gaza”.

 


AGGIORNAMENTO:  Poco dopo la pubblicazione di questo articolo, siamo stati avvisati del filmato di Hassan Eslaiah accanto al carro armato israeliano. Inoltre, è emersa una foto che mostra Eslaiah con il leader di Hamas e mente del massacro del 7 ottobre, Yahya Sinwar.


https://twitter.com/HonestReporting/status/1722374178991444219

 

Nel video sopra, Eslaiah dice in arabo: "Tutti quelli che erano all'interno di questo carro armato sono stati rapiti, tutti quelli che erano all'interno del carro armato sono stati rapiti poco tempo fa dalle Brigate al-Qassam [il braccio armato di Hamas], come abbiamo visto con i nostri propri occhi."

Altre foto scattate a Kfar Azza mostrano i terroristi di Hamas che cercano di sfondare la recinzione del Kibbutz e una casa in fiamme all'interno della comunità:

 


Anche Masoud, che lavora anche per il New York Times , era lì, giusto in tempo per mettere piede in territorio israeliano e scattare altre foto dei carri armati.

Ali Mahmud e Hatem Ali sono stati posizionati per scattare foto degli orribili rapimenti di israeliani a Gaza.

Mahmud ha catturato il camioncino che trasportava il corpo del tedesco-israeliano Shani Louk e Ali ha filmato diversi rapiti nella Striscia.



 

È interessante notare che i nomi dei fotografi, che compaiono su altre fonti, sono stati rimossi da alcune foto nel database di AP . Forse qualcuno all'agenzia si è accorto che ciò poneva seri dubbi sulla loro etica giornalistica.

Reuters: il linciaggio come “immagine del giorno”

La Reuters ha pubblicato le foto di due fotoreporter che si trovavano anch'essi al confine giusto in tempo per l'infiltrazione di Hamas: Mohammed Fayq Abu Mostafa e Yasser Qudih.

Entrambi hanno scattato foto di un carro armato israeliano in fiamme sul lato israeliano del confine, ma Abu Mustafa è andato oltre: ha scattato foto di una folla che linciava mentre brutalizzava il corpo di un soldato israeliano che veniva trascinato fuori dal carro armato.

Reuters è stata così gentile da aggiungere un avvertimento grafico alla didascalia della foto, ma ciò non ha impedito agli editori di etichettarla spudoratamente come una delle “Immagini del giorno” nel loro database editoriale.

 


Cerchiamo di essere chiari: le agenzie di stampa potrebbero affermare che queste persone stavano semplicemente facendo il loro lavoro. Documentare i crimini di guerra, sfortunatamente, può farne parte. Ma non è così semplice.

È ormai evidente che Hamas aveva pianificato l’attacco del 7 ottobre contro Israele da molto tempo: la sua portata, i suoi obiettivi brutali e la sua massiccia documentazione sono stati preparati da mesi, se non da anni. Tutto è stato preso in considerazione: gli schieramenti, i tempi, nonché l’uso di bodycam e video di telefoni cellulari per condividere le atrocità.

È concepibile supporre che dei “giornalisti” siano comparsi casualmente al confine la mattina presto senza previo coordinamento con i terroristi? Oppure facevano parte del piano?

Anche se non conoscevano i dettagli esatti di ciò che sarebbe successo, una volta che si è svolto non si sono resi conto che stavano varcando un confine? E se sì, hanno avvisato le agenzie di stampa? Senza dubbio era necessaria una sorta di comunicazione – prima, dopo o durante l’attacco – per poter pubblicare le foto.

* * *

REAZIONI AGGIORNATE: Dopo la pubblicazione di questo articolo, un portavoce dell'Associated Press citato dal Daily Wire ha negato qualsiasi conoscenza anticipata dell'attacco, sebbene HonestReporting non abbia formulato tale accusa. "L'Associated Press non era a conoscenza degli attacchi del 7 ottobre prima che accadessero", ha detto Nicole Meir. “Il ruolo dell’AP è quello di raccogliere informazioni sugli eventi dell’ultima ora in tutto il mondo, ovunque accadano, anche quando tali eventi sono orribili e causano vittime di massa. AP utilizza immagini scattate da freelance in tutto il mondo, inclusa Gaza”.

Secondo Ynet News, la CNN ha deciso di sospendere i legami con Eslaiah nonostante non abbia trovato “alcun motivo per dubitare dell’accuratezza giornalistica del lavoro che ha svolto per noi”.

Un giorno dopo la pubblicazione, Reuters ha rilasciato un comunicato al quale HonestReporting ha risposto così:


 https://twitter.com/HonestReporting/status/1722374178991444219

 

Il New York Times non ha ancora risposto alle richieste dei media di commentare.

La Direzione della Diplomazia Pubblica israeliana presso l'ufficio del Primo Ministro ha rilasciato una dichiarazione affermando di considerare con “severità” il fenomeno dei giornalisti che coprono le atrocità di Hamas, etichettandoli come “complici di crimini contro l'umanità”. La dichiarazione aggiunge che l'ufficio stampa del governo israeliano ha inviato una denuncia ufficiale chiedendo spiegazioni e "azioni immediate" da parte dei media competenti.

L’Associazione dei giornalisti di Gerusalemme ha invitato i media internazionali competenti ad avviare un’indagine approfondita sulle questioni derivanti da questa esposizione.

* * *

In ogni caso, quando le agenzie di stampa internazionali decidono di pagare per materiale che è stato catturato in circostanze così problematiche, i loro standard potrebbero essere messi in discussione e il loro pubblico merita di saperlo. E se i loro uomini sul campo collaborassero attivamente o passivamente con Hamas per ottenere quegli scatti, dovrebbero essere chiamati a ridefinire il confine tra giornalismo e barbarie.

(Fonte: https://honestreporting.com/photographers-without-borders-ap-reuters-pictures-of-hamas-atrocities-raise-ethical-questions/)

 

 

 

sabato 31 gennaio 2015

Difficile da capire...

Eppure ci sarà un motivo
che spinge delle persone 
all'apparenza tranquille e pacifiche
a sostenere la "causa palestinese".

(Gaza festeggia con missili i 25 anni di Hamas)

E' strano vedere persone che di solito
sono paladine di legalità e giustizia,
tollerare altre forme di "giustizia" e "legalità"
solo quando si tratta di "palestinesi".

(un uomo accusato di essere un traditore)

 (il malcapitato è trascinato vivo sull'asfalto finché non è ridotto in poltiglia)

E' triste e inquietante vedere genitori 
che normalmente sono amorevoli
e attenti coi propri figli
giustificare l'abuso dell'infanzia
che i "governi palestinesi"
compiono quotidianamente.

(un bambino a Gaza)

(bambini aspiranti "martiri")

(campo scolastico estivo)

Ambientalisti accaniti non fanno una piega
davanti allo scempio del territorio,
se si tratta di "opere palestinesi".

(ingresso di uno dei numerosi tunnel scavati da Gaza)

Pacifisti e anti-militaristi convinti
abiurano a ogni propria convinzione
e giustificano qualsiasi crimine di guerra, 
se compiuto dai "palestinesi".

(festeggiamenti a base di missili e inni alla morte)

(bambini incontrano i capi del loro "popolo")

(festa "palestinese")

(i missili di Hamas, che secondo un'opinione molto diffusa sarebbero innocui)

(un bambino offre un modellino di missile ai capi "palestinesi")


Tutto ciò risulta molto difficile da capire,
se non si è a conoscenza di un semplice particolare
per niente trascurabile:
contro chi combattono i "palestinesi"?

Contro gli ebrei.

Ed ecco spiegata la misteriosa metamorfosi
di personcine che sono tanto ammodo normalmente,
ma che perdono ogni freno morale
quando si tratta di dare manforte
all'uccisione di ebrei.